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Mutui: la lettera della Banca d'Italia

Il ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica, Vincenzo Visco, ha ricevuto dal Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, una lettera – qui di seguito riprodotta – che riporta le valutazioni della Banca d’Italia sulle implicazioni della recente sentenza della Corte di Cassazione, relativa ai mutui bancari concessi a tassi fissi eccedenti il limite attualmente stabilito per i tassi di usura.

Il ministro del Tesoro ha trasmesso tale lettera al Presidente del Consiglio e, per procedere alla valutazione degli aspetti operativi della situazione, ha chiesto la collaborazione della Banca d’Italia per un ulteriore approfondimento sia sul versante giuridico sia sulla valutazione delle implicazioni economiche della sentenza stessa.

Ecco il testo della lettera inviata dal Governatore Fazio al ministro del Tesoro Visco:

“Signor ministro
Il Suo Dicastero ha interessato la Banca d’Italia sul tema dell’applicabilità della disciplina introdotta dalla legge n. 108/96 ai contratti in essere all’entrata in vigore della normativa. Sono state segnalate le preoccupazioni del sistema bancario derivanti dall’applicabilità anche ai rapporti di mutuo a tasso fisso ancora in corso, dei limiti di tasso fissati dai decreti ministeriali previsti dalla legge 108. Sulla questione è stato richiesto il parere di questo Istituto.

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La Corte di Cassazione è tornata, in questi giorni, a pronunciarsi sulla materia. La sentenza stabilisce il principio della nullità delle clausole dei contratti di mutuo a tasso fisso recanti un saggio di interesse che risulta superiore alla “soglia” in vigore nel trimestre in cui ha luogo il pagamento della singola rata.

L’ipotesi che un saggio di interesse pattuito come fisso e non usuraio al momento della stipula del contratto possa configurarsi usuraio a seconda dell’andamento dei tassi di mercato può incidere pesantemente sull’andamento del sistema finanziario, determinando gravi disfunzioni.

I mutui a tasso fisso diverrebbero – unico caso tra i paesi avanzati – una sorta di mutui a tasso variabile in cui lo stesso tasso può solo diminuire o, per effetto della legge sull’usura, addirittura azzerarsi; ciò ogni volta che il tasso del mutuo in essere risulti superiore al tasso soglia.

Per evitare ipotesi di illegittimità di questi contratti, in un contesto di variabilità dei tassi nel medio/lungo periodo, gli intermediari sarebbero tenuti a modificare – in senso a loro sfavorevole – il tasso di interesse tante volte quanto sia necessario per allinearlo alla nuova soglia; al contempo, un successivo innalzamento potrebbe indurre gli intermediari a chiedere la riapplicazione del tasso originariamente convenuto. Si innescherebbe una spirale di assoluta indeterminatezza delle condizioni che regolano i rapporti di credito.

Verrebbero scardinati alcuni principi del buon funzionamento dei mercati, con riflessi gravi per la nostra economia. Verrebbe scalfita la tutela del risparmio. Gli operatori si ritrarrebbero dall’attività di prestito a lungo termine con danni per l’attività di investimento. I residenti si rivolgerebbero a intermediari insediati in altri Paesi. Le banche estere potrebbero ritenere troppo rischioso operare in Italia. L’effetto potrebbe, all’estremo, propagarsi anche alle obbligazioni pubbliche e private.

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Per le banche, l’impatto economico della riduzione dei tassi di interesse sulle operazioni a tasso fisso sarebbe molto rilevante, data la difficoltà di ridurre analogamente i tassi sulle passività utilizzate per assicurare la provvista.

L’ordine di grandezza dell’onere per il sistema bancario derivante dalla sentenza della Corte di Cassazione può essere stimato attorno a 15.000 miliardi di lire, nel caso si consideri praticabile l’ipotesi di ridurre i tassi dei mutui stipulati in passato al livello dei tassi-soglia; potrebbe arrivare fino a 50.000 miliardi di lire, se si dovessero annullare per intero gli interessi diventati nel tempo superiori ai nuovi limiti.

L’orientamento della Corte di Cassazione perviene a conclusioni opposte rispetto a quelle su cui si sono basati in questi anni il mercato e le prassi operative delle banche, facendo affidamento sulla generale interpretazione della non retroattività del meccanismo dei tassi-soglia.

I problemi applicativi della legge antiusura sono connessi con la circostanza che l’introduzione di un sistema di limiti ai tassi di interesse non è stata accompagnata da una disciplina che disponesse in ordine alla sorte dei contratti previgenti e di quelli di durata prolungata; ciò invece avviene nella legislazione francese alla quale pure la legge n. 108/96 si è ispirata.

A nostro parere un intervento, chiarificatore, del legislatore appare indispensabile e urgente al fine di rimuovere il rischio delle gravi disfunzioni sopra rappresentate.

Nell’inviarLe i migliori saluti, Le rappresento di aver esposto le medesime considerazioni al Ministero della Giustizia”.

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