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Banca d’Italia – N. 19 – L’economia della Sicilia

La pandemia di Covid-19, delineatasi in Italia dai primi mesi del 2020, si è progressivamente diffusa anche in Sicilia, determinando forti ripercussioni sul sistema economico regionale, sebbene con risultati differenziati tra i principali settori.

Il quadro macroeconomico

Anche in Sicilia, come nel resto del Paese, l’emergenza sanitaria ha causato una contrazione dell’economia di dimensioni mai rilevate dal dopoguerra a oggi; in base alle stime di Prometeia nel 2020 il PIL regionale, dopo la sostanziale stazionarietà dell’anno precedente, si sarebbe ridotto dell’8,4 per cento (-8,9 in Italia). Secondo l’Indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) della Banca d’Italia, il forte calo del prodotto registrato nel secondo trimestre si è successivamente attenuato; tuttavia nell’ultimo trimestre dell’anno, in concomitanza con le nuove misure restrittive alla mobilità e alle aperture degli esercizi commerciali, la contrazione è tornata ad accentuarsi.

Le imprese

Le restrizioni all’attività economica hanno avuto un impatto eterogeneo tra i settori produttivi. Nell’industria e nelle costruzioni il calo della produzione si è concentrato nel secondo trimestre dell’anno, a causa del blocco delle attività non essenziali; la ripresa che si è manifestata nei mesi successivi non è stata però in grado di compensare tale riduzione. Nei servizi privati non finanziari la contrazione dell’attività ha interessato anche la seconda parte dell’anno, in connessione con le limitazioni imposte a seguito della ripresa dei contagi nell’autunno del 2020.

Il turismo è stato particolarmente colpito dalla crisi innescata dall’epidemia di Covid-19. Nel decennio precedente l’insorgere della pandemia, il miglioramento delle condizioni economiche e finanziarie delle imprese del comparto ne aveva accresciuto il grado di resilienza di fronte a shock esterni. La pandemia e le misure per farvi fronte si sono però riflesse, nel 2020, in un drastico calo delle presenze turistiche nell’Isola; la contrazione, più forte rispetto a quella media nazionale, è stata più marcata per la componente straniera che ha mostrato una limitata capacità di ripresa nei mesi estivi, quando si era verificato un allentamento delle restrizioni.

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Le esportazioni di merci si sono significativamente ridotte, sia per il comparto petrolifero sia per il complesso degli altri settori; la spesa per investimenti delle imprese è diminuita. L’incertezza sui tempi e l’entità della ripresa condiziona le aspettative per l’anno corrente, che rimangono improntate alla cautela.

Nel complesso del 2020 il calo dei fatturati ha determinato un peggioramento delle condizioni economiche e finanziarie delle imprese. La redditività si è nettamente ridotta, mentre la crescita dell’indebitamento ha interrotto il processo di deleveragingin atto da oltre un decennio. I prestiti bancari al settore produttivo hanno ripreso a crescere, interrompendo un calo che durava quasi ininterrottamente dal 2012; l’espansione è stata robusta ed è stata sostenuta dalle misure straordinarie di sostegno al credito. L’aumento dei finanziamenti ha riflesso il significativo incremento della domanda di fondi da parte delle imprese, da un lato per soddisfare il fabbisogno di liquidità dovuto al calo dei flussi di cassa, dall’altro per costituire riserve precauzionali volte a fronteggiare l’incertezza sulle prospettive economiche. Ne è conseguito un incremento dei depositi bancari.

Il mercato del lavoro

Le ripercussioni sul mercato del lavoro della pandemia e delle misure adottate per il suo contenimento sono state consistenti. Dopo la forte contrazione del numero di occupati nel secondo trimestre del 2020, si è osservato solo un parziale recupero nei trimestri successivi; nell’anno è diminuito sia il numero di lavoratori autonomi sia, più marcatamente, quello dei dipendenti a termine. Nel settore privato non agricolo sono state create nuove posizioni lavorative alle dipendenze, ma in numero inferiore rispetto a quelle del 2019. I contratti a tempo indeterminato hanno fornito un contributo positivo grazie soprattutto a un numero più contenuto di cessazioni; il contributo dei contratti a termine è stato invece negativo. Il numero di posti di lavoro attivati si è notevolmente ridotto per i più giovani e per le donne.

Gli effetti della crisi sanitaria sul mercato del lavoro sono stati comunque attenuati dalle politiche di sostegno pubblico; per l’occupazione alle dipendenze si è fatto un ampio ricorso alle misure di integrazione salariale, in connessione con il blocco dei licenziamenti.

Il tasso di disoccupazione si è ridotto in ragione della minore partecipazione al mercato del lavoro e del conseguente aumento dell’inattività, che in regione era già su livelli rilevanti prima della pandemia.

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Le famiglie

L’impatto della crisi pandemica sulle condizioni economiche delle famiglie siciliane è stato intenso e ha determinato un ampliamento della disuguaglianza del reddito da lavoro per l’aumento dell’incidenza dei nuclei non percettori. Tuttavia, nel complesso il calo del reddito disponibile delle famiglie è stato attenuato dagli ammortizzatori sociali e dalle misure di sostegno. Nel 2020 è aumentato il numero di famiglie che ha beneficiato del Reddito o della Pensione di cittadinanza; considerando anche il Reddito di emergenza, introdotto a seguito della crisi sanitaria, in Sicilia, alla fine del 2020, circa una famiglia su sette percepiva un supporto economico.

I consumi si sono ridotti sensibilmente, riflettendo la chiusura delle attività non essenziali e il timore dei contagi; ne è conseguito, anche per motivi precauzionali, un incremento del risparmio finanziario, soprattutto sotto forma di liquidità detenuta sui depositi bancari e postali. La crescita dei prestiti alle famiglie, in atto da un quadriennio, nel 2020 ha subito un brusco rallentamento che ha riguardato prevalentemente il credito al consumo; vi ha inciso in particolare il calo della spesa delle famiglie.
La domanda di mutui ha risentito del sostanziale blocco delle compravendite nella prima parte dell’anno, mentre nell’ultimo trimestre le erogazioni di nuovi finanziamenti sono aumentate notevolmente, beneficiando della riduzione dei tassi di interesse. Nel complesso l’incidenza del debito sul reddito delle famiglie, seppure lievemente in crescita, rimane su valori contenuti e l’ulteriore ricomposizione dei prestiti verso mutui a tasso fisso riduce i rischi che potrebbero provenire da un rialzo dei tassi.

Il mercato del credito

Nel 2020 è proseguito il processo di consolidamento del sistema bancario regionale e il numero degli sportelli, in calo da oltre un decennio, si è ulteriormente ridotto. Alla razionalizzazione della rete distributiva si è accompagnata l’ulteriore diffusione dei canali digitali nell’erogazione dei servizi finanziari. Una quota rilevante delle banche operanti in regione ha fatto ampio ricorso all’apertura delle dipendenze su appuntamento ed è sensibilmente aumentata la diffusione del lavoro agile presso il personale bancario; queste modalità di svolgimento dell’attività hanno facilitato l’applicazione delle misure di distanziamento sociale adottate per contrastare l’epidemia.

I prestiti all’economia siciliana sono tornati a crescere in misura sostenuta, sospinti dall’accelerazione dei finanziamenti alle imprese che hanno beneficiato degli schemi pubblici di garanzia e delle moratorie; i prestiti alle famiglie sono invece aumentati debolmente.

Le misure messe in campo dalle autorità per il sostegno alle famiglie e alle imprese hanno temporaneamente attenuato l’impatto della pandemia sulla qualità del credito. Nel 2020 i principali indicatori che misurano il deterioramento dei prestiti hanno registrato ancora valori contenuti nel confronto storico; vi ha contribuito anche la flessibilità nell’applicazione delle regole prudenziali per la classificazione dei finanziamenti. Tuttavia, le banche hanno aumentato la quota di finanziamenti in bonis classificati allo stadio 2, ossia caratterizzati da un peggioramento del rischio di credito e, in presenza di elevata incertezza sull’evoluzione del contesto macroeconomico, hanno intensificato le rettifiche di valore sui crediti in bilancio. Anche grazie all’impulso di nuovi incentivi fiscali, le dismissioni dai bilanci bancari dei prestiti deteriorati sono proseguite a ritmo intenso.

La finanza pubblica decentrata

Nel 2020 la spesa degli enti territoriali è cresciuta. L’aumento delle spese correnti è stato sospinto soprattutto dagli interventi di sostegno alle famiglie e alle imprese finalizzati a mitigare l’impatto della pandemia, anche a seguito della rimodulazione di parte dei fondi strutturali europei. Le spese in conto capitale sono aumentate in misura più marcata, soprattutto per effetto della dinamica degli investimenti fissi. La diffusione del Covid-19 si è riflessa sui costi dell’assistenza sanitaria, aumentati soprattutto per effetto dei maggiori oneri connessi all’acquisto di beni e servizi e alle assunzioni di personale, prevalentemente con forme di lavoro flessibile. La pandemia ha avuto ripercussioni anche sulle entrate degli enti territoriali, mitigate dall’aumento dei trasferimenti da parte dello Stato.

La digitalizzazione dell’economia

L’emergenza sanitaria ha reso evidente l’importanza dello sviluppo digitale di un territorio, non solo come fattore di competitività, ma anche come elemento in grado di consentire la prosecuzione delle attività produttive e di promuovere l’inclusione sociale e didattica. La Sicilia è caratterizzata da una dotazione di reti di comunicazione elettronica sostanzialmente allineata alla media nazionale e in alcuni casi anche superiore, ma con una domanda di servizi digitali meno sviluppata, sia presso le famiglie sia presso le imprese. L’incidenza dei cittadini con competenze digitali di base è inferiore al dato del Paese, così come l’adozione di tecnologie digitali da parte del mondo produttivo locale. Nonostante nell’ultimo anno il ricorso al lavoro agile sia notevolmente cresciuto, esso ha interessato una quota di occupati inferiore alla media italiana, anche a causa della minore specializzazione dell’economia siciliana nei settori a elevato contenuto di conoscenza.

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