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Ue, stop al Patto fino al 2022 ma allarme debito: «L’Italia riduca la spesa»

Tutti salvi, ma non per molto. Ieri, presentando il pacchetto economico di primavera, la Commissione europea ha deciso di non aprire nessuna procedura per disavanzo eccessivo nei confronti dei Paesi Ue, confermando per tutto il 2022 la sospensione del Patto di stabilità e crescita, le cui regole sulla disciplina dei conti pubblici (deficit al di sotto del 3% e rapporto debito/Pil al 60%) torneranno ad applicarsi dal 2023. 

LE MISURE
Le misure pubbliche anti-crisi di sostegno alle economie hanno lasciato pesanti tracce – 23 Paesi sforano i parametri sul criterio del deficit, 13 non rispettano invece quello del debito – ma nel quadro delle raccomandazioni di politica macroeconomica del Semestre europeo Bruxelles invita i governi a non revocarle troppo in fretta: «La ripresa è in atto. Un inverno cupo sta lasciando il posto a una brillante primavera per l’economia europea. Sarebbe sbagliato ora che la ripresa prende slancio stringere le condizioni di sostegno all’economia, ripetendo gli errori che purtroppo sono stati fatti durante la precedente crisi», ha detto il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni. Gli Stati con alto debito, tuttavia, dovrebbero perseguire una politica di bilancio prudente e «limitare la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale» concentrandola invece «su riforme e investimenti», ha aggiunto l’ex premier, perché «una cosa è se le finanze pubbliche vengono utilizzate per le spese correnti; un’altra se per investimenti in ricerca, istruzione e infrastrutture pubbliche». 
Sul banco degli imputati finisce l’Italia (vicina al 160% di debito sul Pil), che insieme a Grecia e Cipro, secondo l’esecutivo Ue, presenta eccessivi squilibri macroeconomici legati all’alto livello del debito pubblico, in un contesto di fragilità del mercato del lavoro e del settore bancario, che rischiano di aumentare una volta che le misure di sostegno saranno ritirate. Bruxelles raccomanda all’Italia di «utilizzare i fondi del Recovery Plan per finanziare investimenti aggiuntivi a sostegno della ripresa, conducendo nel frattempo politiche di bilancio prudenti»; ma già l’anno prossimo, le politiche degli Stati Ue «dovrebbero via via differenziarsi» e, quando le condizioni lo consentiranno, si dovrà «tornare ad assicurare la sostenibilità nel medio termine».

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La Commissione continuerà comunque anche nei prossimi mesi di sospensione del Patto di stabilità a monitorare i conti pubblici degli Stati membri, ma – annuncia l’esecutivo Ue – lo farà rispetto a parametri qualitativi anziché quantitativi. 

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LA RIFORMA
Aspettando la riforma delle regole sulla disciplina di bilancio: la riflessione – ritardata dall’esplosione della pandemia – comincerà nella seconda metà dell’anno, quando Bruxelles presenterà proposte per la modifica del Patto. «Ma non sarà facile», ha avvertito Gentiloni. E la battaglia è anche interna alla Commissione. «Il quadro di bilancio attuale fornisce già ora la flessibilità sufficiente, a livello normativo, per garantire che si trovi un giusto equilibrio tra il finanziamento della ripresa e la sostenibilità delle risorse pubbliche», ha commentato il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis, tra i principali falchi di palazzo Berlaymont. 

A dargli man forte, a distanza, è stato un nome di primissimo piano nel campo dei fautori dell’austerità: l’ex superministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble – oggi presidente del Bundestag, la Camera di Berlino -, che nelle stesse ore affidava a un editoriale sul Financial Times un appello al ritorno della disciplina fiscale in Europa, per evitare i rischi di «un azzardo morale di cui ho parlato in più occasioni anche con Mario Draghi». Proprio la Germania è l’osservato speciale in vista dell’avvio della discussione sulla revisione delle regole del Patto di stabilità: il 26 settembre si chiuderà, dopo 16 anni, l’era di Angela Merkel, e un avvento dei Verdi al potere potrebbe riposizionare anche Berlino insieme a Italia, Francia, Spagna e Grecia a favore di un cambio di passo.
 

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