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Forma di Stato e forma di governo in Italia

Nel descrivere uno Stato si fa riferimento ai concetti di forma di Stato e forma di governo.

La forma di Stato riguarda i rapporti che nell’ordinamento giuridico statale si instaurano fra le principali componenti di uno Stato che sono il popolo, il territorio ed il potere dello Stato.

Sulla base delle caratteristiche prevalenti nella forma di Stato sono state elaborate le seguenti definizioni: “Stato patrimoniale” dell’epoca feudale, “Stato di polizia” contrapposto allo “Stato di diritto”, “Stato liberale”, “Stato sociale”, “Stato socialista”, “Stato federale”.

La forma di governo riguarda, invece, i rapporti che nell’ordinamento statale si instaurano tra gli organi costituzionali dello Stato che sono il Parlamento, il Governo, il capo dello Stato, la magistratura ed il corpo elettorale.

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Tra le forme di governo si annoverano: la monarchia assoluta, alcune forme di monarchia limitata da altri organi supremi, la monarchia parlamentare, la repubblica presidenziale o semipresidenziale, la repubblica parlamentare, il centralismo democratico dei paesi sovietici, i regimi autoritari.

L’Italia è caratterizza da una forma di stato democratica, di diritto, sociale e pluralistica.

  • L’Italia è uno stato democratico poiché i principali organi costituzionali dello stato e degli enti territoriali sono eletti in base alle regole della democrazia rappresentativa;
  • L’Italia è uno stato di diritto poiché ai cittadini italiani vengono riconosciuti diritti civili che possono essere tutelati avvalendosi di una magistratura indipendente e perché lo Stato è tenuto a osservare le leggi non meno dei cittadini;
  • L’Italia è uno stato sociale poiché sono previste forme di assistenza e previdenza obbligatorie;
  • L’Italia è uno stato a struttura pluralistica per la presenza di numerose autonomie territoriali che, entro i limiti delle loro competenze, possono anche esprimere un indirizzo politico diverso da quello dello stato centrale.

Se però si analizza il modo in cui queste caratteristiche dello stato italiano sono state attuate a partire dal II dopoguerra, occorre evidenziare come alcune degenerazioni abbiano reso incompiuta la forma di Stato descritta nella Costituzione della Repubblica italiana, con l’avvertenza che si tratta di mali in parte risolti, in parte ancora presenti e in parte affiorati o peggiorati nel corso del tempo.

La rappresentatività delle istituzioni democratiche è stata svilita da partiti politici che almeno fino agli anni ’80 si sono caratterizzati per l’invadenza e l’eccessiva pervasività nelle istituzioni pubbliche e finanche private (con la creazione di numerosi centri di potere per fini elettorali), per la scarsa democraticità delle dinamiche interne, per la “poltronizzazione” dell’attività politica da parte di esponenti di partito (acquisizione di prebende e privilegi più o meno legali in virtù del ruolo acquisito attraverso la politica), per la commistione con le organizzazioni a carattere corporativo, per il conseguente progressivo sfilacciamento del legame con la società nell’esercizio della rappresentanza politica.

L’attuazione della giustizia civile e penale ha in parte inficiato la caratteristica dello stato di diritto, a causa delle lentissime e interminabili procedure necessarie per raggiungere il grado definitivo di giudizio e l’eccessiva lunghezza dei periodi di detenzione preventiva, alle quali si aggiungono le inefficienze dell’amministrazione penitenziaria, la sostanziale impunità di buona parte dei reati commessi dai “colletti bianchi”, l’elevato grado di incertezza delle cause civili.

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Infine, lo stato sociale è stato messo a dura prova dall’evolversi delle tendenze demografiche ed economiche in connessione con un sistema pensionistico e assistenziale caratterizzato da privilegi e particolarismi, da una ingiusta distribuzione della ricchezza e del carico fiscale, dallo sperpero delle entrate e delle proprietà pubbliche, dalle inefficienze della pubblica amministrazione, dalla eccessiva diffusione di pratiche clientelari e di corruzione dovute alla mancata elaborazione ed attuazione di leggi e regolamenti tesi a disciplinare i conflitti di interesse.

Lo Stato italiano è una repubblica parlamentare.

Il Parlamento, titolare del potere legislativo, svolge un ruolo centrale essendo il Governo una espressione della maggioranza parlamentare.

Il Presidente del Consiglio è il capo del potere esecutivo e sceglie i componenti del Governo, mentre il Presidente della Repubblica svolge essenzialmente la funzione di garante dell’ordinamento democratico.

La peculiarità della forma di governo parlamentare è che il Governo, titolare del potere esecutivo, dipende dal Parlamento e nello specifico da quei partiti politici che in Parlamento riescono a raggiungere l’accordo per formare una maggioranza. La maggioranza parlamentare, con la collaborazione del Presidente della Repubblica, si assume la responsabilità della formazione del Governo dopodiché, attraverso il voto di fiducia, si assume la responsabilità politica dell’azione di governo.

Infatti, il Governo acquista pieni poteri solo dopo aver ottenuto la fiducia da entrambi i rami del Parlamento e, cosa molto importante, questo rapporto di fiducia è revocabile in qualsiasi momento. Se si spezza il rapporto di fiducia che si è instaurato tra Parlamento e Governo, il Presidente del Consiglio è obbligato a rassegnare le dimissioni del Governo da lui presieduto nelle mani del Presidente della Repubblica.

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